Il Team MP Michael Phelps promuove il bel nuoto all’Harbour Club di Milano

È settembre inoltrato, l’autunno è arrivato ed è ormai tempo di tuffarsi in vasca e riprendere gli allenamenti.

L’Harbour Club, spazio polifunzionale milanese entrato a far parte dell’Aspria Collection, con la sua splendida piscina all’aperto è stata la location ideale, per il team MP Michael Phelps, per incontrare giornalisti selezionati di settore sportivo e riaprire così la stagione natatoria.

Complice il bel tempo, la giornata è iniziata con una lezione di gruppo sul respiro tenuta da Mike Maric, noto anche come “Lo scienziato del respiro”, che ha molto appassionato e coinvolto i partecipanti. A seguire, ci siamo finalmente tuffati nel nostro elemento per una sessione di nuoto allo scopo di testare i migliori prodotti MP Michael Phelps e scoprire i segreti degli stili prediletti da atleti professionisti. Allenatori per un giorno, Luca Pizzini per la rana e Giacomo Carini per il delfino, sempre coadiuvati dai consigli di Mike su come migliorare anche il cosiddetto 5° stile, che viene effettuato nella fase di subacquea del nuoto.

Luca è atleta della nazionale di nuoto specializzato nei 200 rana. Ha vinto 2 bronzi europei, due semifinali mondiali di cui un 9° posto, una semifinale olimpica e 7 titoli italiani assoluti. Il 2019 è l’anno dell’ingresso nel Team MP Michael Phelps, del podio al Trofeo Città di Milano, dell’oro agli Assoluti Italiani e della partecipazione ai Mondiali di Gwangju. «Il mio stile è molto tecnico e quindi prevede un allenamento meticoloso in ogni sua parte, dalla prima bracciata all’ultima spinta con le gambe che ti permettono di avanzare, proprio come una rana fa in uno stagno» afferma Luca. In assoluto lo stile più tecnico dove un piccolo errore influisce molto sul rendimento globale. L’esecuzione tecnica dello stile rana conta di 5 fasi e prevede 5 propulsioni che devono essere effettuate in immediata successione e mai in sovrapposizione una alle altre. Dalla prima parte della bracciata, all’utilizzo del corpo, la gambata, che contribuisce alla propulsione di più rispetto che la bracciata, e lo scivolamento, il riposizionamento del corpo “in pausa” che determina una streamline quanto più idrodinamica possibile».

Giacomo Carini (Insta: @giacomoo_carini) e Luca Pizzini (Instagram: @pizz.84)

«Il mio idolo indiscusso è Michael Phelps. È il campione che più stimo in assoluto», ha dichiarato Giacomo, il nuotatore piacentino di 22 anni specializzato nei 200 delfino. Nella sua ancor breve carriera ha già conquistato 11 Titoli Italiani Giovanili e 2 Titoli Italiani Assoluti. Nel 2016 ha spuntato il nuovo record Italiano nei 200 metri delfino – di cui è stato detentore fino a pochi mesi fa – quando era ancora un cadetto, con il tempo di 1’55ʺ48 e nel 2017 lo ha ulteriormente abbassato con il tempo di 1’55ʺ40. «Il delfino è parte di me. Pur essendo lo stile più difficile da nuotare, le mie caratteristiche lo prediligevano. Mi alleno assieme al mio allenatore Gianni Ponzanibbio attraverso ripetute in massimo consumo di ossigeno, facendo però molta attenzione a non appesantire la nuotata».

Mike Maric. Instagram: @mikemaric

Già campione mondiale di apnea, oggi medico e docente universitario, Mike Maric affianca la ricerca con la metodologia di allenamento nello sport. Collabora con i più forti nuotatori italiani, da Federica Pellegrini a Gregorio Paltrinieri, e non solo, proprio lavorando sulle tecniche di respirazione e il miglioramento della subacquea nel nuoto. «La respirazione è il primo fabbisogno fisiologico necessario alla sopravvivenza ed è oggi anche il più sottovalutato. Proprio per questo motivo mi dedico a questo aspetto migliorando la consapevolezza del respiro, insegnando le basi mediche e scientifiche di una respirazione corretta e funzionale». Quest’ultima, svolta appunto in apnea, viene chiamata 5° stile, in quanto rappresenta un momento delicato su cui si riesce a lavorare nell’incremento della performance stessa. Per tale motivo necessita di una preparazione specifica unendo sia la capacità respiratoria, sia la stessa mobilità diaframmatica, snodo fondamentale per sviluppare il cosiddetto Kick Dolphin che permette al nuotatore di incrementare la velocità. «Se da una parte l’apnea gioca un ruolo fondamentale, dall’altra bisogna ricordarsi che la gestione del respiro permette la gestione di questa fase delicata soprattutto nell’ultima virata e non solo».