Quanto conta l’allenamento per un grande campione? E quanto invece un buon allenatore nel raggiungere i traguardi? Ce lo spiegano i portacolori del team MP, Luca Pizzini e Giacomo Carini e i rispettivi coach.

Cuore, anima e cervello. Vincere è un mix di abilità atletiche e mentali dove l’allenamento è funzionale al raggiungimento di una meta, ma dove conta moltissimo l’attitudine e la fiducia che il coach è in grado di trasmettere all’atleta.

Non tutti i sodalizi tra allenatore ed atleta sono sempre vincenti, come quello storico tra Michael Phelps e Bob Bowman iniziato quando il campione di Baltimora aveva appena dieci anni e che continua tutt’ora. In tutti i casi, l’allenatore riveste un ruolo fondamentale influenzando il percorso di ogni agonista.

A seguire Luca Pizzini, bronzo agli Europei 2016 a Londra nei 200 rana, ci pensa Matteo Giunta, tecnico federale della Federazione Italiana di nuoto responsabile del centro Federale di Verona, già allenatore della Pellegrini.

Per Giacomo Carini, giovane promessa della farfalla detentore del precedente record italiano nei 200 metri, c’è invece Gianni Ponzanibbio della società Can. Vittorino da Feltre di Piacenza.

Per entrambi l’onere e l’onore di seguire i due campioni quotidianamente. Un duro lavoro, capace di regalare grandi soddisfazioni.

Luca Pizzini VS Matteo Giunta

Luca è atleta della nazionale italiana di nuoto specializzato nei 200 rana. Dopo il bronzo agli Europei 2016 a Londra nei 200 rana e un 2017 di assestamento, il 2018 è stato l’anno della consacrazione per il 29 enne campione veronese. Primo assoluto ai Giochi del Mediterraneo e il bronzo agli Europei di Glasgow, sempre nei 200 rana, in 2’08″54. Nel 2019 l’ingresso nel Team MP Michael Phelps, l’oro al Trofeo Città di Milano e agli Assoluti di Riccione, il podio ai Sette Colli a Roma, per concludere con la partecipazione ai Mondiali di Gwangju.

Matteo Giunta, 37 anni, è tecnico federale della federazione italiana di nuoto responsabile del centro Federale di Verona (Alberto Castagnetti) dove allena anche la Pellegrini.

Giacomo Carini VS Gianni Ponzanibbio

«Il mio idolo indiscusso è Michael Phelps. È il campione che più stimo in assoluto», ha dichiarato il nuotatore piacentino di 22 anni, che cercherà nel futuro di arricchire con altri traguardi il suo già ricco palmares. Parliamo di 11 Titoli Italiani Giovanili e 2 Titoli Italiani Assoluti, i 200 Farfalla nel 2016 (fissò il nuovo Record Italiano nei 200 metri farfalla quando era ancora un cadetto, con il tempo di 1’55″48) e nel 2017 (abbassando ulteriormente il Record Italiano con il tempo di 1’55″40), salvo purtroppo perderlo quest’anno agli Assoluti di Riccione, strappatogli da Alberto Razzetti. Tornare a competere al vertice è il programma del campione emiliano per l’immediato futuro.

A sostenerlo Gianni Ponzanibbio, tecnico ormai storico di Giacomo e della società Can. Vittorino da Feltre di Piacenza.

Da quanti anni lavorate insieme?

Matteo: “Lavoro con Luca ormai da più di tre anni”

Luca: “Sono sotto la guida di Matteo dal 2016 con la stagione che è iniziata dopo l’Olimpiade di Rio ed ho deciso di allenarmi con lui perché ho visto un allenatore giovane che mi permetteva di confrontarmi su diversi aspetti delle gare che disputo.”

Gianni: “La collaborazione con Giacomo prosegue già da 7 anni, dal settembre 2012.”

Giacomo: “In seguito a problemi con la mia vecchia società, Gianni mi è sembrato la scelta più adatta alle mie esigenze e aspettative e ad oggi lo confermo. Sono ormai sette anni che lavoriamo insieme.”

Descriveteci il vostro lavoro, gli aspetti positivi e negativi e quelli che vi piacciono di più.

Matteo: “Il mio lavoro consiste nel gestire e preparare al meglio gli atleti che si affidano alla mia guida tecnica, cercando di portarli ad esprimere il loro massimo potenziale. Gli aspetti positivi si riassumono nel vederli crescere atleticamente e maturare non solo come nuotatori ma anche come persone. Quando questo percorso li porta a realizzare i propri sogni sono l’uomo più felice del mondo. Il lato negativo è che, anche con il sacrificio, la determinazione e la completa dedizione al lavoro, spesso non ci si riesce.”

Luca: “Essere un atleta per me significa quotidianità, routine delle cose che mi fanno stare bene, e possibilità di confrontarsi sempre sotto l’aspetto fisico e mentale. Uno degli aspetti positivi è sicuramente che la vita da atleta è una sfera parallela alla vita di tutti i giorni, ma non è da considerarsi un vero e proprio lavoro, oltre ovviamente al fatto che ci si tiene in forma con uno stile di vita sano. L’aspetto negativo, se vogliamo, è quando si parla di sacrifici, o rinunce che si fanno per un bene maggiore, che può essere la prestazione in una determina competizione. Ma per quanto mi riguarda non li vedo nemmeno come sacrifici, sono cose da fare per arrivare ad un punto preciso della mia carriera.”

Gianni: “Non riesco a trovare nel mio lavoro degli aspetti negativi, se non quelli di passare la maggior parte delle festività in compagnia degli atleti. Sicuramente l’aspetto più stimolante è la costruzione della performance assieme ai ragazzi.”

Giacomo: “Anche per me è difficile trovare aspetti negativi, poiché anche i sacrifici in questo sport hanno per me una valenza positiva. Essere atleta vuole appunto dire rinunciare a cose che altri fanno abitualmente, limitando le uscite notturne, le feste ecc… ma vuole anche dire costruire qualcosa insieme e gioire di questo. Mi piace sentirmi protagonista e professionista e con il marchio MP mi sento competitivo al massimo e sempre all’ultima moda!”

Qual è l’aspetto migliore e quale quello peggiore del tuo allenatore/atleta? La volta in cui ti ha reso più orgoglioso e quella in cui ti ha deluso/fatto arrabbiare di più?

Matteo: “Luca è un ragazzo molto concreto sa quello che vuole, sa che cosa serve per raggiungere il risultato ed è disposto al sacrificio. Riesce ad essere spensierato, e questo fa sì che venga tutto più facilmente. Sicuramente il terzo posto agli Europei di Glasgow è stato il momento più emozionante, scendendo sotto il muro dei 2’09”. Mi fa arrabbiare quando a volte, se c’è qualcosa che non va, si demotiva e si demoralizza, mentre dovrebbe reagire e rialzare subito la testa…”

Luca: “La cosa più positiva di Matteo è che ci si può parlare arrivando ad un confronto e cambiando alcune cose della programmazione, ovviamente se si hanno le idee chiare. L’aspetto negativo forse è che non sempre risponde agli sms (ahaha!). Ricordo diversi episodi anche se pochi, dove Matteo mi ha reso fiero di quello che ho fatto, in primis quando ho abbattuto il muro del 2.10 nel 2017, e successivamente anche quando ho preso il bronzo europeo a Glasgow, a fine stagione mi ha scritto un bel messaggio, di poche parole ma racchiudeva tutto quanto. Al contrario, momenti in cui ti arrabbi con l’allenatore ci sono stati ma penso

Gianni: “L’aspetto più rappresentativo di Giacomo è sicuramente la voglia di mettersi in luce anche attraverso notevoli rinunce e sacrifici. L’aspetto negativo è invece riferito al fatto di essere poco autocritico, senza tuttavia scaricare la colpa su altri. La gioia più grande è stato il primo successo con la maglia azzurra giovanile in occasione degli EYOF a Utrecht, circostanza in cui ha ottenuto il suo primo primato italiano. Le arrabbiature, se così si possono chiamare, si verificano durante le fasi di allenamento, soprattutto quelli più intensi, ma anche questo fa parte del gioco.”

Giacomo: “Il lato più significativo di Gianni, per il quale lo rispetto non solo come allenatore, ma anche come persona, è che non abbandona mai gli impegni presi, anche di fronte alle difficoltà più ardue. Il momento per me più esaltante è stato quando dopo la mancata convocazione all’Olimpiade del 2016, ai Campionati Italiani di Roma ho fatto il mio primo record italiano assoluto. Un aspetto negativo di Gianni, se negativo si può definire, è che non riesce spesso ad essere presente alle gare cosiddette di passaggio, durante le quali sono comunque supportato da un Team magnifico che riesce a farne le veci in maniera eccellente!”

Che consiglio dareste a chi deve riprendere ad allenarsi, qual è il modo migliore per ripartire?

Luca: “Da atleta ad atleta, a chi riparte con la stagione posso solo dire di divertirsi, è sempre dura ripartire dopo la pausa, ma questo lo sappiamo tutti, ci vuole serenità e divertimento.”

Matteo: “Allenarsi, allenarsi. E ancora allenarsi.”

Giacomo e Gianni: Secondo noi, la strategia migliore per riprendere la stagione, è quella di pensare che la prossima, sarà la stagione più esaltante di tutte quelle passate fino ad ora!